Wimbledon: Il Torneo più Antico del Mondo

Dal 1877 a oggi: tutto su Wimbledon, il primo Slam della storia.

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Perché Wimbledon resta unico: erba, tradizione e ritmo di gioco

Wimbledon non è soltanto il torneo più antico del tennis. È anche il più riconoscibile per identità tecnica e culturale. Si gioca sull’erba dell’All England Club, una superficie che modifica tempi, rimbalzi e scelte tattiche. Il risultato è un tennis più rapido nelle transizioni, più esigente nel servizio e nella risposta, più raffinato nel gioco di volo.

Negli ultimi anni il torneo ha mantenuto alcuni rituali storici, ma ha anche aggiornato la propria struttura. Il tetto sul Centre Court, introdotto nel 2009, e quello sul Court No.1, dal 2019, hanno cambiato la gestione delle giornate piovose. Dal 2022 il Middle Sunday è diventato una normale giornata di gara, superando una tradizione che per decenni aveva reso il programma ancora più particolare.

Dal punto di vista tecnico, l’erba di oggi è diversa da quella degli anni Novanta. I campi restano veloci, ma il gioco è meno estremo rispetto all’epoca del serve-and-volley sistematico. Per questo Wimbledon premia ancora il servizio, ma anche la capacità di costruire da fondo con precisione. È una trasformazione che ricorda, per certi versi, l’evoluzione vista in altri grandi eventi sportivi: penso a Monza, dove la tradizione resta intatta pur dentro una Formula 1 sempre più moderna.

  1. Superficie: erba naturale, con rimbalzo basso e tempi ridotti.
  2. Dress code: il bianco resta un simbolo distintivo del torneo.
  3. Campi coperti: continuità di gioco anche con il meteo inglese.
  4. Atmosfera: pubblico, protocollo e storia rendono ogni match diverso.

I campioni che hanno segnato Wimbledon e il peso dell’albo d’oro

Parlare di Wimbledon significa attraversare la storia del tennis mondiale. In campo maschile, Roger Federer ha vinto 8 titoli in singolare, record assoluto del torneo. Novak Djokovic ne ha conquistati 7, confermandosi uno dei dominatori dell’era contemporanea. Björn Borg, Pete Sampras e tanti altri hanno costruito qui una parte decisiva della propria leggenda.

Nel tabellone femminile, Martina Navratilova resta il riferimento con 9 titoli in singolare, un primato che racconta meglio di qualunque aggettivo la sua grandezza sull’erba. Serena Williams ne ha vinti 7, imponendo per anni una combinazione quasi perfetta di potenza, mobilità e lettura tattica. Wimbledon, più di altri Slam, consegna ai vincitori un’aura speciale: non solo per il trofeo, ma per il contesto in cui arriva.

Per un lettore italiano, l’albo d’oro ha assunto negli ultimi anni un significato ancora più forte grazie alla crescita del nostro tennis. Dopo i trionfi agli Internazionali d’Italia in doppio e le finali azzurre nei grandi tornei, Wimbledon è diventato una tappa centrale anche per misurare la maturità dei campioni italiani sull’erba. È il passaggio che separa il talento dalla completezza.

  • Roger Federer: 8 titoli a Wimbledon.
  • Martina Navratilova: 9 titoli, record femminile.
  • Novak Djokovic: 7 titoli nel singolare maschile.
  • Serena Williams: 7 titoli nel singolare femminile.

Gli italiani a Wimbledon: dai pionieri a Sinner e Berrettini

Per il tennis italiano, Wimbledon è stato a lungo un terreno difficile. L’erba richiede adattamenti tecnici profondi, soprattutto per chi cresce su terra battuta. Eppure negli ultimi anni il quadro è cambiato con decisione. Matteo Berrettini ha raggiunto la finale nel 2021, primo italiano dell’era Open a spingersi così avanti nel singolare maschile ai Championships. Quel percorso ha segnato uno spartiacque nella percezione del nostro tennis all’estero.

Jannik Sinner ha poi alzato ulteriormente il livello delle aspettative. La sua evoluzione sull’erba, nella gestione degli appoggi e nelle variazioni di ritmo, ha mostrato quanto il tennis italiano sia ormai competitivo su ogni superficie. Non si tratta solo di risultati isolati. È il riflesso di una scuola più completa, capace di produrre giocatori pronti a passare dalla terra di Roma all’erba londinese senza perdere identità.

Se guardo a Wimbledon con sensibilità italiana, vedo un percorso simile a quello di altri sport nazionali quando entrano stabilmente nell’élite. È successo al ciclismo con il Giro d’Italia come laboratorio di campioni, al calcio con la Coppa Italia come banco di prova per i giovani, all’atletica con la nuova generazione olimpica. A Londra, oggi, l’Italia non parte più da ospite. Parte da protagonista credibile.

  1. Matteo Berrettini: finale a Wimbledon nel 2021.
  2. Jannik Sinner: crescita costante anche sull’erba.
  3. Tennis italiano più versatile rispetto al passato.
  4. Wimbledon come test di maturità tecnica e mentale.

Marta Ricci

Marta Ricci e una giornalista sportiva italiana con oltre 12 anni di esperienza. Cresciuta a Cesena vicino al celebre ippodromo del Savio, ha sviluppato fin da giovane una passione per lo sport equestre, che si e poi allargata a tutto il panorama sportivo italiano.

Laureata in Scienze del Cavallo all'Universita di Bologna, ha collaborato con magazine equestri come Cavallo Magazine e La Settimana Veterinaria, prima di estendere il suo lavoro al calcio, tennis e motori. Cavaliera amatoriale di dressage, segue da vicino le carriere dei campioni italiani in tutte le discipline.

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