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«Se il problema continua, significa che la situazione è seria»: Camporese sul ginocchio di Sinner, fermo da Wimbledon

Camporese avverte: se il guaio al ginocchio di Sinner continua, la situazione è seria. Lo stop 2026 supera già la sospensione del 2025.

Marta Ricci 01/10/2026

Se sperate di rivedere Sinner a Pechino, il 9 o il 10 ottobre, ascoltate prima Omar Camporese. L'ex numero 18 del mondo avverte: con un problema al ginocchio che continua, «la situazione è seria». L'azzurro non gioca dal 12 luglio e la sua assenza 2026 ha già superato la sospensione dello scorso anno.

In breve

  • Omar Camporese, ex numero 18 del mondo, giudica seria la situazione se il problema al ginocchio di Sinner dovesse continuare.
  • L'ultimo match ufficiale di Sinner è la finale di Wimbledon, il 12 luglio 2026. Sono passati quasi tre mesi.
  • Ipotesi rientro a Pechino al secondo turno, il 9 o 10 ottobre: lo stop 2026 supera già la sospensione 2025.

Il numero chiave: 2 mesi e 27 giorni, assenza minima di Sinner nel 2026 se rientra a Pechino il 9 ottobre.

Camporese conosce il ginocchio per esperienza diretta

Omar Camporese è stato numero 18 del mondo e oggi fa l'allenatore. Da circa un anno collabora con l'Accademia Vavasori, in Turchia, e vede da vicino come cambiano preparazione atletica, gestione dei carichi e numero degli infortuni. Il suo giudizio sul caso Sinner parte da un principio semplice: se non sei al cento per cento, non puoi affrontare una partita con l'obiettivo di vincerla.

«Se il problema continua, significa che purtroppo la situazione è seria. Il ginocchio è un punto fondamentale e, per esperienza, anche molto delicato.»

Omar Camporese, in un'intervista a OA Sport

Il peso di queste parole viene dalla sua storia personale. Camporese racconta di aver avuto una semplice infiammazione al tendine rotuleo, una cosa banale, e di aver fatto fatica per tre mesi persino a camminare e a sostenere il peso del corpo. Se un guaio minore ha lasciato quel segno, un ginocchio che non risponde non è mai un dettaglio.

Resta un punto da tenere a mente: l'entità dell'infortunio di Sinner non è nota. Camporese parla quindi di una situazione molto delicata proprio perché si gestisce al buio, senza sapere quanto sia profondo il problema.

Lo stop 2026 di Sinner supera già i 2 mesi e 25 giorni di sospensione del 2025

Per il secondo anno di fila Sinner passa un lungo periodo lontano dai campi. Nel 2025 a fermarlo fu la sospensione legata al caso Clostebol, nel 2026 è il ginocchio.

La sua ultima partita ufficiale resta la finale di Wimbledon del 12 luglio 2026. Se tornasse a Pechino, dove il secondo turno del Masters 1000 è in calendario il 9 o il 10 ottobre, mancherebbe dai campi per almeno 2 mesi e 27 giorni, calcolati sul rientro del 9 ottobre.

StagioneUltima partitaRientroAssenza
202526 gennaio, finale degli Australian Open10 maggio, Masters 1000 di Roma3 mesi e 14 giorni in totale, di cui 2 mesi e 25 giorni continuativi di sospensione
202612 luglio, finale di Wimbledon9 o 10 ottobre, se sarà Pechinoalmeno 2 mesi e 27 giorni

La sospensione effettiva del 2025 va dal 9 febbraio al 4 maggio, più 4 giorni già scontati in precedenza. I 2 mesi e 27 giorni del 2026 superano quindi i 2 mesi e 25 giorni di stop continuativo dell'anno scorso.

Il confronto con il totale 2025 è diverso: contando tutto il periodo tra la finale di Melbourne e il rientro a Roma, l'assenza fu di 3 mesi e 14 giorni. Con un ritorno a Pechino il 9 ottobre, il 2026 resterebbe sotto quella soglia. Ogni giorno in più oltre il 9 ottobre avvicina il sorpasso.

Il cemento scarica sul ginocchio ogni appoggio, scivolata e ripartenza

Camporese insiste sulla superficie. Il cemento, spiega, è molto rigido e non concede mezze misure: contrazioni e appoggi si scaricano sul ginocchio. Non è elastico come l'erba o la terra battuta.

Ogni gesto conta: la corsa, la spinta del servizio, perfino l'attesa della risposta. A questo si aggiungono i movimenti tipici di Sinner. Recuperare una palla in difesa, arrivare in scivolata e subito dopo spingere per tornare al centro del campo sottopone il ginocchio, dice Camporese, a uno stress enorme.

C'è poi il carico accumulato. Sinner ha giocato tantissimo in primavera e ha quasi sempre chiuso i tornei in fondo, perché li vinceva. «Ha spinto molto e, probabilmente, era inevitabile farlo», osserva l'ex azzurro.

Il quadro è quello di una stagione dura, in cui l'intensità non lascia respiro. Quando poi il fisico presenta il conto, fermarsi diventa una scelta di protezione più che una rinuncia.

Il tennis di oggi è più fisico e gli stop non riguardano solo Sinner

Il 2026 ha riportato al centro il dibattito sulla sostenibilità del tennis moderno. Gli stop di Alcaraz e di Sinner, arrivati in momenti diversi della stagione, hanno inciso sugli equilibri del circuito. Camporese allarga lo sguardo a tutto il tour.

Per lui il problema non è il numero di tornei, più o meno gli stessi di una volta. È cambiato il modo di giocare: oggi gli scambi durano di più e sono più intensi ed esplosivi, mentre nella sua epoca c'erano più servizi e discese a rete. Sul polso di Alcaraz è netto: non può essere ricondotto per forza alla preparazione, perché un'infiammazione in un punto decisivo per impugnare la racchetta rende impossibile giocare.

  • Calendario: i Masters 1000 oggi durano due settimane per dare più tempo di recupero, mentre una volta alcuni si giocavano al meglio dei cinque set in dieci giorni.
  • Caldo: sulle temperature esistono regole più protettive. Camporese ricorda di aver giocato contro Becker con quaranta gradi.
  • Allenamento: oggi si lavora molto a corpo libero, mentre ai suoi tempi c'erano grandi pesi sulle spalle.
  • Stile: si tira sempre forte e molti movimenti sono più strappati. Cita Matteo Berrettini, molto fisico su dritto e servizio, e lo confronta con la scioltezza di Federer.

Anche la sua carriera si è chiusa per un problema fisico: un'osteofitosi nel punto in cui estendeva e flettendo il braccio, una situazione che per certi versi paragona a quella di Van Basten al piede.

Il rientro a Pechino resta un'ipotesi e dipende da come risponde il ginocchio

Cosa ricavarne, se seguite Sinner? Prima di tutto, la data di Pechino non è una certezza. Il calendario fissa il secondo turno il 9 o il 10 ottobre, ma si parla di un rientro soltanto "in caso" di via libera.

Camporese si fida del giocatore e del suo staff. Lo descrive come molto professionale, attento e puntiglioso, con un team sempre alla ricerca della perfezione. Se si accorgono che non può giocare un torneo senza rischiare una riacutizzazione del dolore, per lui è giusto fermarlo.

Il precedente del 2025 racconta un'altra storia: dopo la sospensione, Sinner tornò al Foro Italico, nel Masters 1000 di Roma, il 10 maggio. Stavolta lo stop non ha una scadenza scritta, e la durata dipende da un problema fisico di cui non si conosce ancora l'entità.

Per voi significa tenere aperte due letture: un ritorno a ottobre oppure un'assenza più lunga. Nessuna delle due è confermata, e ogni giorno oltre il 9 ottobre allunga il confronto con il 2025.

Le vostre domande

Quando potrebbe rientrare Sinner?

In caso di rientro nel Masters 1000 di Pechino, Sinner tornerebbe in campo il 9 oppure il 10 ottobre 2026, date previste per il secondo turno del torneo. Si tratta però di un'ipotesi: la sua ultima partita ufficiale resta la finale di Wimbledon del 12 luglio.

Perché Camporese parla di situazione seria?

Camporese sostiene che se il problema al ginocchio continua, la situazione è seria, perché il ginocchio è un punto fondamentale e delicato. Ricorda anche che il cemento è una superficie rigida, che scarica sull'articolazione ogni appoggio. Per esperienza personale, una semplice infiammazione al tendine rotuleo gli ha tolto per tre mesi la possibilità di camminare bene.

Lo stop 2026 di Sinner è più lungo di quello del 2025?

Rispetto alla sospensione continuativa del 2025, che durò 2 mesi e 25 giorni, sì: nel 2026 Sinner mancherà per almeno 2 mesi e 27 giorni, se rientra a Pechino il 9 ottobre. Rispetto all'assenza totale dell'anno scorso, 3 mesi e 14 giorni dalla finale degli Australian Open al rientro a Roma, il 2026 resterebbe invece più corto.

Fonti: oasport.it.

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