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Ippodromo Bologna
Gioco Sicuro

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Concessione n. 00105

GLI 80 ANNI DELL'ARCOVEGGIO

 L'IPPODROMO ARCOVEGGIO : UNA STORIA, TANTE STORIE...

80 anni fa debuttava l'Arcoveggio, ma la passione per i cavalli a Bologna, è storia ancor più antica… 

 
"O cavallina, cavallina storna…". E' il famoso verso d'una delle poesie più popolari del grande poeta Giovanni Pascoli (1855- 1912), romagnolo di San Mauro, ma anche bolognese d'adozione. Pascoli fu universitario in Bologna grazie a un sussidio (oggi diremmo una borsa di studio) divenendo allievo prediletto di Carducci e si affezionò alla nostra città: basti pensare alle sue "Canzoni di Re Enzo". Tornando alla sua "cavalla storna", "nata tra i pini su la salsa spiaggia", forse non tutti sanno che la cavallina storna era una trottatrice ante-litteram , da attaccare al calesse. Occhio poi a quel "nata tra i pini su la salsa spiaggia". Pascoli, da buon poeta, racconta tra le righe storie antiche. Infatti, ricerche storiche confermano la presenza di allevamenti di cavalli tra la Pineta di Ravenna e il mare già intorno all'Anno Mille, compravendite con sonanti scudi nel Medio Evo, incroci con cavalli arabi nel 1500… 
Quante storie raccontano i cavalli. A proposito: ne abbiamo trovato un'altra di "cavalle storne", dall'inconfondibile mantello, meno nota poeticamente, però a suo tempo assai amata, a Bologna, durante le corse alla Montagnola, a cavallo del 1880, sui larghi viali trasformati in circuito: una veloce "storna" che si chiamava "Aida" (sangue russo, in questo caso), ma rievocante nel nome il capolavoro in musica di Giuseppe Verdi. Chissà perché, ma quando si approfondiscono un po' le storie sulle corse dei cavalli (esteticamente le più belle) musica e poesia finiscono spesso per incrociarsi ad un'antichissima passione…
 

L'INAUGURAZIONE

Non venne il re per l'inaugurazione dell'Ippodromo Arcoveggio, il 5 giugno 1932 (come invece erano scesi in precedenza a Bologna, per il "battesimo" dell'allora ippodromo cittadino il 2 giugno 1888, i sovrani Umberto I e la regina Margherita, quest'ultima elegante in brochè pompadour e cappellino bianco: ancor più fascinosa, peraltro, fu la venuta a Bologna, due anni dopo sempre allo Zappoli (così si chiamava l'ippodromo di Bologna, della tournée di Buffalo Bill, l'epopea del Far West). Ad ogni modo, tornando all'Arcoveggio quel debutto di ottanta anni fa, fu memorabile per il gran concorso di pubblico, per l'architettura razionalista delle tribune (opera importante, lungimirante, parcheggio compreso, del progettista Costanzini), il fascinoso stampo mitteleuropeo delle scuderie, e la veloce pista di mezzo miglio, anello di corse che meglio si porge all'occhio degli appassionati, coinvolgendoli da vicino. Dopo la demolizione del vetusto ippodromo Zappoli nel 1928, e dopo quattro anni di astinenza ippica, grazie all'Arcoveggio (nome della località in cui sorse l'impianto ippico) Bologna tornava ad essere capolinea del grande trotto, in omaggio alle profonde radici della passione per il cavallo e delle sfide leali, tra campioni. Dunque, una passione antica. Già a metà dell'800 cavalli e corse, con tanto di scommesse, affascinavano i bolognesi: anche al galoppo, nei Prati di Caparra (1858), poi le più popolari "corse a sedioli e biroccini", bisnonne delle moderne corse al trotto, alla Montagnola. Fino a quando, nel 1876, nasceva la "Società Bolognese Corse al Trotto". Mentore il capitano Giuseppe Ballarini (Medicina, 1837 - Bologna, 1915), garibaldino, pioniere del trotto italiano. Fu lui a fondare la "Bolognese Corse al Trotto", radunando a Bologna il fior fiore del "trotting" (come si diceva allora), inventando il "Derby". Che Ballarini sapesse guardare lontano, lo dimostra la sua scelta di aprire le porte della società ippica bolognese non più e non solo a militari ed ai nobili, ma anche ai nuovi ceti emergenti: imprenditori di officine, agricoltori, artigiani, professionisti. Con la passione per i cavalli come minimo comun denominatore. Una passione diffusa che anche oggi e malgrado tutto, continua. 

IL DOPOGUERRA

20 aprile 1945, tarda sera. La radio alleata trasmette un atteso messaggio: " Ci sono le corse all'ippodromo, domani"… 
Quel messaggio in codice non poteva riguardare le corse. Infuriava la guerra, purtroppo, allora. Anche l'Arcoveggio era stato bombardato, nel 1943 e le corse ippiche possibili erano state spostate a Milano. Ma quel messaggio, degli Alleati, era l'avviso al CUMER (il comando dei partigiani) che scoccava l'ora di insorgere, poiché l'VIII Armata liberatrice (insieme ai nostri partigiani) era alla porte di Bologna. Il mattino del 21 aprile 1945 Bologna era finalmente liberata, dopo tanta sofferenza, dolore, battaglie libertarie. La ricostruzione del dopoguerra, in città, fu alacre. Anche nel trotto, che riprese subito, nel 1946, con fior di cavalli al rinato Arcoveggio. Era tornata la voglia di vivere, di ricostruire e di tornare a divertirsi liberamente tra cinema, teatri, sport e corse al trotto, anche se con pochi soldi. E già nel 1949 l'Arcoveggio battezzava la sua corsa più prestigiosa, il "Gran Premio Continentale", così denominato in onore all'Europa ritrovata e pacificata. Non poteva chiamarsi "Europeo" perché un Gran Premio di tal nome era già appannaggio del vicino ippodromo del Savio, a Cesena. E non per caso, di lì a pochi anni, i destini ippici dei due rinomati ippodromi si sarebbero incrociarti e congiunti, quanto a gestione. Una delle migliori esperienze dell'ippica italiana, che anche oggi, tiene banco e indica un futuro.